LA CRISI DEL LAVORO IN MARTESANA SI FA SENTIRE [1]
Sul piano puramente numerico, nel 2012 sembrerebbe
registrarsi una tenuta del tessuto delle imprese della zona.
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Area
|
anni
|
variazioni
|
||
|
|
2011
|
2012
|
n.
|
%
|
|
Est Milano
|
20.272
|
20.335
|
63
|
0,3
|
|
Milano città
|
164.433
|
164.475
|
42
|
0,0
|
|
Nord Milano
|
20.570
|
20.631
|
61
|
0,3
|
|
Nord-Ovest Milano
|
22.760
|
22.810
|
50
|
0,2
|
|
Ovest Milano
|
30.892
|
30.890
|
-2
|
0,0
|
|
Sud Milano
|
27.643
|
27.749
|
106
|
0,4
|
Imprese attive nelle varie aree della provincia di Milano. Periodo: anni 2011-2012 . Fonte: CCIAA di Milano.
In realtà continua l'arretramento dell'artigianato e
delle piccole imprese proseguendo il trend negativo che dura ormai da 5 anni.
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|
anni
|
variazioni
|
|||||
|
|
2008
|
2009
|
2010
|
2011
|
2012
|
n.
|
%
|
|
Imprese artigiane attive
|
6.947
|
6.679
|
6.664
|
6.653
|
6.623
|
-324
|
-4,7
|
|
Imprese non artigiane attive
|
13.483
|
13.460
|
13.510
|
13.619
|
13.712
|
229
|
1,7
|
|
Totale
|
20.430
|
20.139
|
20.174
|
20.272
|
20.335
|
-95
|
0,5
|
Imprese attive nell'Est Milano per modello produttivo. Periodo: anni 2008-2012 . Fonte: CCIAA di Milano.
Ancor più preoccupante il saldo negativo delle imprese
manifatturiere, di quelle del settore edilizio e nei trasporti.
La parziale tenuta, riferita al numero di imprese attive,
è però realizzata a discapito del livello di attività delle imprese che cala
dovunque: contrazione degli ordinativi,
della produzione, del volume d'affari e del fatturato hanno come conseguenza la
diminuzione delle ore lavorate e l'aumento degli esuberi.
Tutto ciò ha prodotto conseguenze fortemente negative sui livelli occupazionali. Infatti le aziende
attive sotto un profilo occupazionale sono scese ai minimi storici,
attestandosi su livelli perfino inferiori rispetto a quelli rilevati durante il
periodo di maggiore intensità della crisi. Contemporaneamente è diminuito
anche il numero medio di movimentazioni per azienda, il che significa che non
solo vi sono state meno imprese ad alimentare l’occupazione ma anche un minor
numero di assunzioni.
Basti pensare che nel 2009 le imprese attive sul piano delle assunzioni erano
5131, nel 2012 sono state solo 5064; siamo sotto il livello di 5 anni fa!
La conseguenza di tutto ciò è un progressivo aumento
delle fasce di manodopera alla ricerca di occupazione, mentre si registrano
saldi nettamente negativi tra gli avviamenti al lavoro e le cessazioni. Nel
2012 il saldo negativo è stato del -12% ; peggio del 2011 chiuso con un saldo
negativo del - 9 %.
Da cui la situazione di grande sofferenza in cui il flusso
delle assunzioni è incapace di far fronte ad un’offerta di lavoro alimentata in
maniera massiccia dagli esuberi di personale e dai licenziamenti. L’aspetto che
preoccupa maggiormente è rappresentato dal fatto che il calo dell’occupazione perdura senza tregua ormai dal 2009.
A rendere ancora più grave il quadro concorre
l'osservazione delle dinamiche del mercato del lavoro dal punto di vista della
stabilità lavorativa. Infatti
all'interno di un calo generalizzato delle assunzioni si registra una
diminuzione maggiore quanto più il lavoro è stabile. Così le assunzioni a
tempo indeterminato diminuiscono del 16%, quelle a tempo determinato del 12%,
l'apprendistato del 12%.
|
Descrizione
|
Avviamenti
|
Cessazioni
|
Saldi
|
||
|
|
Valori assoluti (2012)
|
Var. % annue
|
Valori assoluti (2012)
|
Var. % annue
|
|
|
Apprendistato
|
1.137
|
-3,9%
|
1.296
|
-15,1%
|
-12,3%
|
|
Contratto di inserimento lav.
|
194
|
-31,2%
|
318
|
-2,5%
|
-39,0%
|
|
Interinale (somministraz.)
|
7.218
|
-0,6%
|
7.281
|
-4,3%
|
-0,9%
|
|
Lavoro intermittente
|
1.568
|
59,0%
|
1.426
|
58,8%
|
10,0%
|
|
Lavoro tempo determinato
|
13.923
|
-5,5%
|
15.980
|
-5,9%
|
-12,9%
|
|
Lavoro tempo indeterminato
|
10.323
|
-11,3%
|
12.355
|
-4,2%
|
-16,4%
|
|
Parasubordinati
|
3.509
|
-15,3%
|
4.441
|
3,3%
|
-21,0%
|
|
Totale
|
37.875
|
-5,8%
|
43.099
|
-3,2%
|
-12,1%
|
Avviamenti al lavoro, cessazioni e relativi saldi nell'Est Milano per
tipologia contrattuale. Fonte: OML - Provincia di Milano.
Per concludere dobbiamo purtroppo aggiungere la ripresa
dell'aumento dei nuovi ingressi in lista di mobilità in crescita nel 2013
rispetto al 2012 quando erano già cresciuti rispetto al 2011.
Effetti ancora più gravi ha avuto la crisi sull'occupazione giovanile.
Le assunzioni di giovani hanno subito un calo progressivo quasi continuo
dal 2008 al 2012 e in misura maggiore delle altri classi di età. Quasi la metà della contrazione complessiva del numero dei lavoratori
avviati sul territorio, registrata tra il 2011 ed il 2012 (-2.487 avviati), si
spiega con le dinamiche che hanno coinvolto proprio i 15-29enni (-1.211
avviati).
|
Indicatore
|
Anni
|
||||
|
2008
|
2009
|
2010
|
2011
|
2012
|
|
|
|
Giovani (15-29 anni)
|
||||
|
Avviamenti
|
|
|
|
|
|
|
Valori assoluti
|
20.431
|
15.537
|
16.544
|
15.877
|
14.461
|
|
Variazioni annue
|
|
-24,0%
|
6,5%
|
-4,0%
|
-8,9%
|
|
Lavoratori avviati
|
|
|
|
|
|
|
Valori assoluti
|
12.671
|
10.712
|
11.437
|
10.944
|
9.733
|
|
Variazioni annue
|
|
15,5%
|
- 6,8%
|
-4,3%
|
-11,1%
|
|
|
Totale
|
||||
|
Avviamenti
|
|
|
|
|
|
|
Valori assoluti
|
48.954
|
39.189
|
41.370
|
40.221
|
37.875
|
|
Variazioni annue
|
|
-19,9%
|
5,6%
|
-2,8%
|
-5,8%
|
|
Lavoratori avviati
|
|
|
|
|
|
|
Valori assoluti
|
38.167
|
31.013
|
32.610
|
32.296
|
29.809
|
|
Variazioni annue
|
|
-18,7%
|
5,1%
|
-1,0%
|
-7,7%
|
Avviamenti e lavoratori avviati per classi di età. Area: Est Milano. Fonte:
OML - Provincia di Milano.
È conseguenza di ciò l'aumento straordinario delle richieste da parte di giovani
dell'attestato di status di non lavoro. Se, infatti, nel 2011 si contavano
1.705 richieste di attestazione dello status di non lavoro, un anno più tardi
ve ne sono state 2.349, vale a dire il 37,8% in più (+644 pratiche). Benché
anche a livello generale si possa comunque osservare, nel 2012, una crescita
particolarmente sostenuta di queste casistiche (+28,3%), l’incremento che ha
interessato i 15-29enni ha seguito un trend di gran lunga più vistoso,
superiore, per ordine di grandezza, di quasi dieci punti percentuali.
LE CRISI AZIENDALI IN MARTESANA:
I CASI NOKIA SIEMENS NETWORK E JABIL
In Martesana i principali casi di crisi sono quelli dalla
Nokia Siemens Network e della Jabil. Insieme ad Alcatel, siamo infatti di
fronte al nucleo fondamentale nel campo dell’informatica e delle
telecomunicazioni (ITC) in Lombardia. Negli ultimi 10 anni, il polo di Cassina
de’Pecchi ha subito una perdita posti di lavoro intorno alle 2000/2500 unità.
Questo ha significato una perdita di capacità per
l’Italia di essere sul mercato nel campo delle telecomunicazioni, con pesanti
effetti nel campo della ricerca e dello sviluppo. Mentre negli USA si discute
da dieci anni di telecomunicazioni e banda larga, la base per la ripresa
produttiva, in Italia si procede al contrario, dismettendo o lasciando fuggire
all’estero le imprese del settore. A riguardo il caso molto emblematico di Telecom.
Tutto ciò è la conseguenza della mancanza di un piano nazionale di rilancio del
settore ITC, che preveda anche un piano
di investimenti generale.
Nokia e Italtel hanno detto che se ne vanno. L’hanno
dimostrato licenziando e mantenendo in Italia solo una risicata base commerciale.
Non sono casi isolati, è ciò che accade ovunque. Le multinazionali se ne vanno
e non si rimpiazzano con niente. E il Governo?
Anche in Regione Lombardia non c’è nessuna discussione.
Da mesi è stato richiesto un tavolo sulle telecomunicazioni, ma non viene
convocato. Con questo non si vuole affermare che la convocazione di un tavolo
sia risolutiva, ma la mancata convocazione è sintomo di un disinteresse o di
un’incapacità di affrontare il nodo delle politiche produttive. Al loro posto
esistono e proliferano invece le sole attività di accompagnamento: tanti soldi
alla formazione per i lavoratori licenziati, che non troveranno lavoro, perché
non si realizzano le condizioni per favorire la creazione di posti di lavoro.
La percentuale di reimpiego dopo la formazione è da sola emblematica: intorno
al 4%!
Manca un’agenzia regionale che intervenga per impedire le
chiusure delle aziende e non su come accompagnarle dopo la chiusura, come
rilanciarle su nuove produzioni anche differenti da quelle di provenienza. Non
servono solo soldi, ma strategia. Nessuno sta ragionando su questo terreno. La
prima proposta da avanzare alla Regione è di creare strutture vere che facciano
questo lavoro di studio e ricerca per impedire la chiusura e favorire il
rilancio delle aziende in crisi, concentrandosi su livelli strategici.
Sarebbe importante l’utilizzo di strumenti come i
contratti di solidarietà, che impediscano la chiusura e garantiscano il
mantenimento dei livelli occupazionali e delle attività produttive. Il 18
dicembre è prevista la discussione in Consiglio regionale del finanziamento dei
contratti di solidarietà. Confidiamo sui Sindaci e le amministrazioni della
nostra zona perché facciano sentire la pressione per procedere celermente all’approvazione.
Anche i Comuni è necessario si mobilitino, perché la chiusura
di un’azienda rappresenta in primo luogo un problema di ordine sociale, una perdita
di conoscenze e competenze, anche di altissimo livello, e porta con sé una vera
e propria desertificazione del territorio, con aree industriali a rischio di
speculazione finanziaria e immobiliare.
È necessaria quindi un’alleanza tra Comuni, prima di
tutto per esercitare una pressione su Regione e Governo, tramite Prefetto, per
favorire la ricerca di soluzioni che impediscano la chiusura delle aziende o il
rilancio di alcune produzioni. Nei confronti della Regione questa spinta dal
basso può essere orientata anche alla ricerca di finanziamenti per progetti
d’area, condivi dalle amministrazioni locali.
È necessario un impegno a tutti i livelli, da quello
nazionale, a quello regionale, fino a quello comunale:
1. convocazione di un tavolo regionale
sulle telecomunicazioni, sino ad oggi richiesto dalle OO.SS. e non ancora
convocato;
2. costituzione di un’agenzia regionale
per le politiche industriali, che metta in campo strategie e risorse per
impedire la chiusura delle aziende e favorire la riapertura;
3. forte impegno politico dei comuni e collaborazione per impedire la desertificazione dei territori e favorire
la ripresa di alcune produzioni, sia con azioni di pressione su Governo e
Regione, sia con progetti sperimentali a “filiera corta”, come, ad esempio, il
recupero e riciclo di macchinari in disuso, la realizzazione di un progetto di
Wi-Fi libero per tutta l’area, interventi per l’efficientamento energetico, in
collaborazione con le università milanesi e con gli stessi tecnici delle
aziende in crisi.
[1] Fonte: Tavolo
permanente di coordinamento sullo sviluppo delle politiche attive del lavoro
est Milano. Rapporti a cura di Andrea Oldrini (http://www.agenziaestmilano.it/page.php?lang=&csc=11&c=302):
-
Gli andamenti economici dell’Est Milano e le
performances del mercato del lavoro locale (ottobre 2011);
-
Rapporto di ricerca n. 8. Rassegna dei principali
andamenti economici dell’Est Milano nel corso del 2012 (marzo 2013);
-
Rapporto di ricerca n. 9. I percorsi occupazionali
dei giovani residenti nell’Est Milano (aprile 2013).
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