mercoledì 4 dicembre 2013

LA CRISI IN MARTESANA SI FA SENTIRE


LA CRISI DEL LAVORO IN MARTESANA SI FA SENTIRE [1]

 

Sul piano puramente numerico, nel 2012 sembrerebbe registrarsi una tenuta del tessuto delle imprese della zona.

 
Area
anni
variazioni
 
2011
2012
n.
%
Est Milano
20.272
20.335
63
0,3
Milano città
164.433
164.475
42
0,0
Nord Milano
20.570
20.631
61
0,3
Nord-Ovest Milano
22.760
22.810
50
0,2
Ovest Milano
30.892
30.890
-2
0,0
Sud Milano
27.643
27.749
106
0,4

 
Imprese attive nelle varie aree della provincia di Milano. Periodo: anni 2011-2012. Fonte: CCIAA di Milano.

 


In realtà continua l'arretramento dell'artigianato e delle piccole imprese proseguendo il trend negativo che dura ormai da 5 anni.

 
 
anni
variazioni
 
2008
2009
2010
2011
2012
n.
%
Imprese artigiane attive
6.947
6.679
6.664
6.653
6.623
-324
-4,7
Imprese non artigiane attive
13.483
13.460
13.510
13.619
13.712
229
1,7
Totale
20.430
20.139
20.174
20.272
20.335
-95
0,5

 

Imprese attive nell'Est Milano per modello produttivo. Periodo: anni 2008-2012. Fonte: CCIAA di Milano.

 
Ancor più preoccupante il saldo negativo delle imprese manifatturiere, di quelle del settore edilizio e nei trasporti.

La parziale tenuta, riferita al numero di imprese attive, è però realizzata a discapito del livello di attività delle imprese che cala dovunque: contrazione degli ordinativi, della produzione, del volume d'affari e del fatturato hanno come conseguenza la diminuzione delle ore lavorate e l'aumento degli esuberi.

 

Tutto ciò ha prodotto conseguenze fortemente negative sui livelli occupazionali. Infatti le aziende attive sotto un profilo occupazionale sono scese ai minimi storici, attestandosi su livelli perfino inferiori rispetto a quelli rilevati durante il periodo di maggiore intensità della crisi. Contemporaneamente è diminuito anche il numero medio di movimentazioni per azienda, il che significa che non solo vi sono state meno imprese ad alimentare l’occupazione ma anche un minor numero di assunzioni.

 

Basti pensare che nel 2009 le imprese attive sul piano delle assunzioni erano 5131, nel 2012 sono state solo 5064; siamo sotto il livello di 5 anni fa!

 

La conseguenza di tutto ciò è un progressivo aumento delle fasce di manodopera alla ricerca di occupazione, mentre si registrano saldi nettamente negativi tra gli avviamenti al lavoro e le cessazioni. Nel 2012 il saldo negativo è stato del -12% ; peggio del 2011 chiuso con un saldo negativo del - 9 %.

 

Da cui la situazione di grande sofferenza in cui il flusso delle assunzioni è incapace di far fronte ad un’offerta di lavoro alimentata in maniera massiccia dagli esuberi di personale e dai licenziamenti. L’aspetto che preoccupa maggiormente è rappresentato dal fatto che il calo dell’occupazione perdura senza tregua ormai dal 2009.

 

A rendere ancora più grave il quadro concorre l'osservazione delle dinamiche del mercato del lavoro dal punto di vista della stabilità lavorativa. Infatti all'interno di un calo generalizzato delle assunzioni si registra una diminuzione maggiore quanto più il lavoro è stabile. Così le assunzioni a tempo indeterminato diminuiscono del 16%, quelle a tempo determinato del 12%, l'apprendistato del 12%.

 

Descrizione
Avviamenti
Cessazioni
Saldi
 
Valori assoluti (2012)
Var. % annue
Valori assoluti (2012)
Var. % annue
Apprendistato
1.137
-3,9%
1.296
-15,1%
-12,3%
Contratto di inserimento lav.
194
-31,2%
318
-2,5%
-39,0%
Interinale (somministraz.)
7.218
-0,6%
7.281
-4,3%
-0,9%
Lavoro intermittente
1.568
59,0%
1.426
58,8%
10,0%
Lavoro tempo determinato
13.923
-5,5%
15.980
-5,9%
-12,9%
Lavoro tempo indeterminato
10.323
-11,3%
12.355
-4,2%
-16,4%
Parasubordinati
3.509
-15,3%
4.441
3,3%
-21,0%
Totale
37.875
-5,8%
43.099
-3,2%
-12,1%

 

Avviamenti al lavoro, cessazioni e relativi saldi nell'Est Milano per tipologia contrattuale. Fonte: OML - Provincia di Milano.

 
Per concludere dobbiamo purtroppo aggiungere la ripresa dell'aumento dei nuovi ingressi in lista di mobilità in crescita nel 2013 rispetto al 2012 quando erano già cresciuti rispetto al 2011.

 
Effetti ancora più gravi ha avuto la crisi sull'occupazione giovanile.

 
Le assunzioni di giovani hanno subito un calo progressivo quasi continuo dal 2008 al 2012 e in misura maggiore delle altri classi di età. Quasi la metà della contrazione complessiva del numero dei lavoratori avviati sul territorio, registrata tra il 2011 ed il 2012 (-2.487 avviati), si spiega con le dinamiche che hanno coinvolto proprio i 15-29enni (-1.211 avviati).

 

Indicatore
Anni
2008
2009
2010
2011
2012
 
Giovani (15-29 anni)
Avviamenti
 
 
 
 
 
Valori assoluti
20.431
15.537
16.544
15.877
14.461
Variazioni annue
 
-24,0%
6,5%
-4,0%
-8,9%
Lavoratori avviati
 
 
 
 
 
Valori assoluti
12.671
10.712
11.437
10.944
9.733
Variazioni annue
 
15,5%
- 6,8%
-4,3%
-11,1%
 
Totale
Avviamenti
 
 
 
 
 
Valori assoluti
48.954
39.189
41.370
40.221
37.875
Variazioni annue
 
-19,9%
5,6%
-2,8%
-5,8%
Lavoratori avviati
 
 
 
 
 
Valori assoluti
38.167
31.013
32.610
32.296
29.809
Variazioni annue
 
-18,7%
5,1%
-1,0%
-7,7%

 

Avviamenti e lavoratori avviati per classi di età. Area: Est Milano. Fonte: OML - Provincia di Milano.

 
È conseguenza di ciò l'aumento straordinario delle richieste da parte di giovani dell'attestato di status di non lavoro. Se, infatti, nel 2011 si contavano 1.705 richieste di attestazione dello status di non lavoro, un anno più tardi ve ne sono state 2.349, vale a dire il 37,8% in più (+644 pratiche). Benché anche a livello generale si possa comunque osservare, nel 2012, una crescita particolarmente sostenuta di queste casistiche (+28,3%), l’incremento che ha interessato i 15-29enni ha seguito un trend di gran lunga più vistoso, superiore, per ordine di grandezza, di quasi dieci punti percentuali.

 
LE CRISI AZIENDALI IN MARTESANA:
I CASI NOKIA SIEMENS NETWORK E JABIL

 

 

In Martesana i principali casi di crisi sono quelli dalla Nokia Siemens Network e della Jabil. Insieme ad Alcatel, siamo infatti di fronte al nucleo fondamentale nel campo dell’informatica e delle telecomunicazioni (ITC) in Lombardia. Negli ultimi 10 anni, il polo di Cassina de’Pecchi ha subito una perdita posti di lavoro intorno alle 2000/2500 unità.

 

Questo ha significato una perdita di capacità per l’Italia di essere sul mercato nel campo delle telecomunicazioni, con pesanti effetti nel campo della ricerca e dello sviluppo. Mentre negli USA si discute da dieci anni di telecomunicazioni e banda larga, la base per la ripresa produttiva, in Italia si procede al contrario, dismettendo o lasciando fuggire all’estero le imprese del settore. A riguardo il caso molto emblematico di Telecom. Tutto ciò è la conseguenza della mancanza di un piano nazionale di rilancio del settore ITC, che preveda  anche un piano di investimenti generale.

 

Nokia e Italtel hanno detto che se ne vanno. L’hanno dimostrato licenziando e mantenendo in Italia solo una risicata base commerciale. Non sono casi isolati, è ciò che accade ovunque. Le multinazionali se ne vanno e non si rimpiazzano con niente. E il Governo?

 

Anche in Regione Lombardia non c’è nessuna discussione. Da mesi è stato richiesto un tavolo sulle telecomunicazioni, ma non viene convocato. Con questo non si vuole affermare che la convocazione di un tavolo sia risolutiva, ma la mancata convocazione è sintomo di un disinteresse o di un’incapacità di affrontare il nodo delle politiche produttive. Al loro posto esistono e proliferano invece le sole attività di accompagnamento: tanti soldi alla formazione per i lavoratori licenziati, che non troveranno lavoro, perché non si realizzano le condizioni per favorire la creazione di posti di lavoro. La percentuale di reimpiego dopo la formazione è da sola emblematica: intorno al 4%!

 

Manca un’agenzia regionale che intervenga per impedire le chiusure delle aziende e non su come accompagnarle dopo la chiusura, come rilanciarle su nuove produzioni anche differenti da quelle di provenienza. Non servono solo soldi, ma strategia. Nessuno sta ragionando su questo terreno. La prima proposta da avanzare alla Regione è di creare strutture vere che facciano questo lavoro di studio e ricerca per impedire la chiusura e favorire il rilancio delle aziende in crisi, concentrandosi su livelli strategici.

 

Sarebbe importante l’utilizzo di strumenti come i contratti di solidarietà, che impediscano la chiusura e garantiscano il mantenimento dei livelli occupazionali e delle attività produttive. Il 18 dicembre è prevista la discussione in Consiglio regionale del finanziamento dei contratti di solidarietà. Confidiamo sui Sindaci e le amministrazioni della nostra zona perché facciano sentire la pressione per procedere celermente all’approvazione.  

 

Anche i Comuni è necessario si mobilitino, perché la chiusura di un’azienda rappresenta in primo luogo un problema di ordine sociale, una perdita di conoscenze e competenze, anche di altissimo livello, e porta con sé una vera e propria desertificazione del territorio, con aree industriali a rischio di speculazione finanziaria e immobiliare.

 

È necessaria quindi un’alleanza tra Comuni, prima di tutto per esercitare una pressione su Regione e Governo, tramite Prefetto, per favorire la ricerca di soluzioni che impediscano la chiusura delle aziende o il rilancio di alcune produzioni. Nei confronti della Regione questa spinta dal basso può essere orientata anche alla ricerca di finanziamenti per progetti d’area, condivi dalle amministrazioni locali.

 

È necessario un impegno a tutti i livelli, da quello nazionale, a quello regionale, fino a quello comunale:

1.    convocazione di un tavolo regionale sulle telecomunicazioni, sino ad oggi richiesto dalle OO.SS. e non ancora convocato;

2.    costituzione di un’agenzia regionale per le politiche industriali, che metta in campo strategie e risorse per impedire la chiusura delle aziende e favorire la riapertura;

3.    forte impegno politico dei comuni e collaborazione per impedire la desertificazione dei territori e favorire la ripresa di alcune produzioni, sia con azioni di pressione su Governo e Regione, sia con progetti sperimentali a “filiera corta”, come, ad esempio, il recupero e riciclo di macchinari in disuso, la realizzazione di un progetto di Wi-Fi libero per tutta l’area, interventi per l’efficientamento energetico, in collaborazione con le università milanesi e con gli stessi tecnici delle aziende in crisi.

 

[1] Fonte: Tavolo permanente di coordinamento sullo sviluppo delle politiche attive del lavoro est Milano. Rapporti a cura di Andrea Oldrini (http://www.agenziaestmilano.it/page.php?lang=&csc=11&c=302):
-          Gli andamenti economici dell’Est Milano e le performances del mercato del lavoro locale (ottobre 2011);
-          Rapporto di ricerca n. 8. Rassegna dei principali andamenti economici dell’Est Milano nel corso del 2012 (marzo 2013);
-          Rapporto di ricerca n. 9. I percorsi occupazionali dei giovani residenti nell’Est Milano (aprile 2013).

sabato 12 ottobre 2013

Inviato ai Sindaci del tracciato Tem le firme della Petizione. "Fermiamo la Tem"


Abbiamo inviato tramite posta elettronica certificata ai  sindaci del tracciato TEM di:
 
Melegnano/Vizzolo Predabissi/Casalmaiocco/Cerro al Lambro/ Dresano/Mulazzano/Colturano/Zelo Buon Persico/Tribiano/Paullo/Merlino/Comazzo/Trucazzano/Liscate/Melzo/Pozzuolo Martesana/Cassina de Pecchi/Gorgonzola/Bellinzago Lombardo/Pessano con Bornago/Gessate/Caponago/Cambiago/Agrate Brianza/Cavenago/Sordio/Tavazzano Caleppio di Settala.
 
Il seguente messaggio:
 
Gentilissimi,
Nel mese di agosto abbiamo lanciato online su piattaforma avaaz.org. la petizione in oggetto e abbiamo raccolto 1250 firme che alleghiamo con il testo del documento;
"FIRMA LA PETIZIONE “FERMIAMO LA TEM (Tangenziale Est Esterna di Milano)”
 
 
...Chiediamo ai Sindaci dei territori stravolti dall’opera e ai quali vogliamo ricordare il ruolo di primi tutori della salute pubblica dei loro concittadini ed elettori, di esprimersi sulle opere compensative e di mitigazione ambientale connesse alla TEM e a suo tempo promesse e sottoscritte in un accordo di programma. Chiediamo loro di comunicare alla popolazione, quale presupposto irrinunciabile alla realizzazione della TEM, su quali garanzie continuino a credere che queste opere verranno realizzate, quali azioni siano state adottate per ridurre i disagi presenti, ma soprattutto futuri, che questa cantierizzazione selvaggia creerà nei prossimi anni, come intendono informare e coinvolgere i loro cittadini sulla questione TEM a cantieri già avviati.
 Ribadiamo che in tempo di crisi, ma non solo, i soldi pubblici dovrebbbero avere ben altre priorità:
 LAVORO, SALUTE, TRASPORTO PUBBLICO ,SCUOLA...

petitionesalviamolate.pdf


 
MOVIMENTO NO TEM

mercoledì 21 agosto 2013

FERMIAMO LA TEM (Tangenziale Est Esterna di Milano)

Per fermare la TEM firma la petizione: https://secure.avaaz.org/it/petition/FERMIAMO_LA_TEM_Tangenziale_Est_Esterna_di_Milano/

FERMIAMO LA TEM (Tangenziale Est Esterna di Milano)
Oggi siamo qui per denunciare, oltre allo scempio documentato dalle immagini del nostro territorio, anche e soprattutto le vergognose politiche del governo di larghe intese che stanzia, una volta di più, soldi pubblici per opere infrastrutturali inutili e fortemente impattanti sul territorio.
E’ notizia di questi giorni che il governo, attraverso il cosiddetto decreto del fare, crea un fondo da 2 miliardi di euro “per consentire nell’anno 2013 la continuità dei cantieri in corso, ovvero il perfezionamento degli atti contrattuali finalizzati all’avvio dei lavori”, riservando ben 350 milioni di euro (soldi pubblici) al sostegno della TEM.
Vogliamo far rilevare che, paradossalmente, ancora oggi il sito Tangenziale Esterna riporta nella sua pagina “Costi e Risorse” le seguenti affermazioni:
“Il progetto della Tangenziale Est Esterna è completamente autofinanziato. Per l’ Autostrada non verrà speso neanche un euro di risorse pubbliche.
Per la realizzazione della nuova Tangenziale Est, il progetto preliminare prevede un investimento di circa 1.700 milioni di Euro. (oggi la cifra e’ gia’ stata abbondantemente rivista e si aggira attorno ai 2012 milioni – ndr)
Si opererà attraverso la logica della “finanza di progetto”, con una novità rilevante:
in questo caso non ci sarà alcun esborso di soldi pubblici, in quanto le risorse finanziarie necessarie saranno garantite interamente dai privati…”
Come stiamo ormai dichiarando da lungo tempo, quanto società TEM afferma sono solo fandonie che abbiamo sempre denunciato come tali.
La motivazione di questa evidente forzatura viene ricondotta all’idea del rilancio infrastrutturale come volano di crescita economica e creazione di nuovi e indispensabili posti di lavoro. Millanterie.
Infatti, ciò che ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, alla Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati esattamente ieri, 21 maggio 2013, è quanto segue: “Chi sono coloro ai quali le nostre politiche si rivolgono? Chi ne trarrà vantaggio ? Certo, le imprese, l’economia, ma questo non ci basta. Dovrà trarne vantaggio anche l’ambiente, la coesione sociale (centralità dei problemi ad alta valenza sociale: casa, trasporto pubblico locale) etc….”
Certo è che il ministro Lupi, prima di fare queste osservazioni, non ha visitato il nostro territorio e non si è fatto, come spesso accade a chi vive di e nel Palazzo, la minima idea di cosa accada nella realtà e cosa la gente voglia.
Proponiamo al ministro Lupi le immagini del nostro territorio che parlano da se’ e che non raccontano certo di alcun vantaggio ambientale.
Vogliamo ribadire, e i fatti ce ne danno conferma, che quanto stanziato non serve ai cittadini né tantomeno alle imprese o all’economia del territorio, ma rappresenta solo una ulteriore sottrazione di risorse economiche che vengono così negate ai fabbisogni delle famiglie e delle imprese in questa fase di forte crisi di accesso al credito.
Chiediamo ai Sindaci dei territori stravolti dall’opera e ai quali vogliamo ricordare il ruolo di primi tutori della salute pubblica dei loro concittadini ed elettori, di esprimersi sulle opere compensative e di mitigazione ambientale connesse alla TEM e a suo tempo promesse e sottoscritte in un accordo di programma. Chiediamo loro di comunicare alla popolazione, quale presupposto irrinunciabile alla realizzazione della TEM, su quali garanzie continuino a credere che queste opere verranno realizzate, quali azioni siano state adottate per ridurre i disagi presenti, ma soprattutto futuri, che questa cantierizzazione selvaggia creerà nei prossimi anni, come intendono informare e coinvolgere i loro cittadini sulla questione TEM a cantieri già avviati.
Ribadiamo che in tempo di crisi, ma non solo, i soldi pubblici dovrebbbero avere ben altre priorità:
LAVORO, SALUTE, TRASPORTO PUBBLICO ,SCUOLA
Per questo non ci arrendiamo e continueremo la nostra lotta dal basso per sostenere con forza i ricorsi giudiziari presentati contro la TEM e gli esposti alla Sovraintendenza, per rilanciare il trasporto pubblico e la mobilità alternativa, l’agricoltura, l’edilizia scolastica, la manutenzione del territorio e la buona occupazione per bloccare le nuove autostrade inutili e dannose”, in particola la TEM, l’autostrada già dichiarata “sfascia parchi”, per la natura del suo tracciato fortemente impattante sul territorio a vocazione agricola più fertile d’Europa.
RILANCIAMO PERTANTO LA PROPOSTA DI UN COORDINAMENTO TRA LE VARIE ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI PER UNA LOTTA COMUNE ALL’EGEMONIA DELLA LOGICA DEL CEMENTO, PERCHE’ UN’ALTRA ITALIA E’ POSSIBILE E OPPORSI E’ UN DOVERE OLTRE CHE UN DIRITTO.
Movimento NO TEM

Per fermare la TEM firma la petizione: https://secure.avaaz.org/it/petition/FERMIAMO_LA_TEM_Tangenziale_Est_Esterna_di_Milano/

domenica 21 luglio 2013

Comunicato STAMPA del Comitato NO TEM

COMUNICATO STAMPA DEL MOVIMENTO NO TEM
Dopo aver visto i vergognosi servizi del TG Antenna 3 e Telicity 7 gold e gli articoli pubblicati dall’agenzia di stampa Agenord relativamente all’assemblea pubblica che si è tenuta a Vizzolo Predabissi mercoledì, e costernati dalla palese manipolazione dei fatti, riteniamo doveroso informare I cittadini, a partire dal Sindaco Mario Mazza, le persone intervenute all’assemblea, e tutti coloro che seguono le vicende legate alla TEM, sulle mistificazioni di una stampa contigua e connivente con chi depreda i Beni e le finanze pubbliche arruolata a recepire incondizionatamente gli “ordini di stampa “del regime dell'asfalto.
Non parliamo della clamorosa partigianeria dei servizi creati ad hoc dall'Ufficio Comunicazione di Tangenziale Esterna SpA, perché ovviamente quelli fanno il loro sporco lavoro, ovvero vendere il loro pacchetto, ma appunto dei servizi dove tutto si vede e si legge tranne ciò che è successo realmente in sala.
Oggi non ci interessa spiegare le ragioni della nostra contrarietà all’opera, ma ristabilire un minimo di verità giornalistica. All’Assemblea c’erano circa 100 persone, di cui almeno 50 provenienti dalle realtà' NO TEM. Erano presenti Legambiente, Associazione Parco Sud e WWF, ormai nemmeno di loro si dà più notizia. Ci fa piacere averli tra i dissidenti.
Gli interventi dei SI-TEM sono stati 4, come il numero di persone presenti ad affiggere I loro striscioni, fuori dalla sala, ad assemblea già iniziata ,forse grazie ad una regia ben architettata. I servizi televisivi si sono “dimenticati” delle tante, troppe, voci contrarie, alle quali alla luce anche dei tanti applausi ricevuti sarebbe stato normale e democratico fare qualche domanda.
Forse I giornalisti avrebbero potuto porre ai vertici di TEM qualcuna delle domande a cui non hanno dato risposta, a partire da quella sui loro emolumenti annuali, che inspiegabilmente aumentano ad ogni bilancio.
Vi ricordate il MinCulPop? Quelli visti a VIzzolo l’altra sera paiono omuncoli prezzolati, mandati in giro a far riprese ad uso e consumo del padrone e quando la realtà offre qualcosa di diverso da raccontare, spengono microfoni e telecamere e si attengono alle “veline” impartite.
Noi ce lo ricordiamo bene , cosa fu il Ministero della Cultura Popolare istituito nel 1937..