martedì 3 aprile 2012

BRE.BE.MI. E TAV. CHE FARE

·         BRE.BE.MI. E TAV. CHE FARE?
.pubblicata da Davide RedWolf Tamacoldi


."Questo appello parte dall’iniziativa di un gruppo di persone della bassa bergamasca che davanti alla trasformazione territoriale, sociale ed economica del territorio sul quale vivono, sentono l’urgenza di ragionare in modo critico rispetto a questi cambiamenti e di conseguenza fare qualcosa.

Questo appello parte dall’iniziativa di un gruppo di persone della bassa bergamasca che davanti alla trasformazione territoriale, sociale ed economica del territorio sul quale vivono, sentono la necessità di discutere apertamente ed in modo critico di questi cambiamenti per proporre delle inziative.

Invitiamo le realtà o le singole persone che condividono con noi questa necessità a contattarci per incontrarci e parlarne di persona.Da oggi al 15 marzo 2012 raccogliere le idee e i contributi di tutte le realtà e le persone che da oggi a quella data incontreremo e stimolare ognuna di esse ad immaginarsi attivamente nella creazione di un presidio permanente. il 15 marzo vorremmo poi ritrovarci per fare il punto della situazione durante un’assemblea pubblica a Romano di Lombardia e in quell’occasione capire se e in che modo ognuno di noi può contribuire al progetto

Vi invitiamo a contattarci all’indirizzo brebemitavchefare@gmail.com

BRE.BE.MI. E TAV. CHE FARE?

In questi ultimi anni si è parlato molto di Bre.Be.Mi., di Pedemontana, di TEM. In questi giorni si sta anche parlando della prima autostrada tutta bergamasca (la Bergamo-Treviglio). Si è parlato un po’ meno del tratto di TAV che interesserà il nostro territorio, quasi come se la TAV fosse una questione prettamente valsusina.Dopo tutte queste parole però, oggi, i lavori per la Bre.Be.Mi. sono partiti e, inevitabilmente, si stanno portando dietro politici corrotti, imprenditori mafiosi e, purtroppo, anche i primi morti. Gli espropri dei terreni sui cui passerà la TAV sono già iniziati. E il progetto per la Bergamo-Treviglio è stato approvato.Le parole si son trasformate in cambiamento del territorio. Da campi a catrame, da rogge a cementifici, da cascine a centri commerciali. Ma il problema non sta nelle parole e nel loro trasformarsi in azione. Il problema sta nel muro di silenzio e di omertà, nella complicità silenziosa e nell'accettazione scontata che ha accompagnato questa trasformazione e queste perdite.Per fortuna il silenzio di fronte a questi cambiamenti non è stato la regola ovunque. Il movimento NO TAV e il presidio permanente NO TEM fortunatamente ci stanno aprendo gli occhi e la strada. Che sia tra boschi e foreste, o tra capannoni e cemento, i presidi permanenti stanno rimettendo in discussione quello che per politici-imprenditori mafiosi era scontato. Questi presidi stanno costruendo le sole autostrade che ci sentiamo di costruire: le autostrade della consapevolezza.

Nei mesi di febbraio/marzo vorremmo costruire insieme a voi un’assemblea a Romano di Lombardia, per informare, ancora una volta, ma soprattutto per condividere l'urgenza di un presidio permanente sul territorio della bassa, un luogo da immaginare insieme, aperto alle buone pratiche sociali, di cultura e partecipazione.Un luogo che metta in discussione l’esistente per far circolare idee, proposte e metterle in pratica.Un momento in cui fermarsi e provare a capire come ognuno di noi e ogni realtà, possa portare il proprio concreto contributo condividendo le proprie pratiche al fine di costruire insieme un luogo di liberazione.

Ci rimproverano e ci rimprovereranno sempre che ormai è troppo tardi, che tutto è deciso, che tutto si farà, che noi non possiamo nulla contro le decisioni che vengono prese dall’alto. Forse sì, hanno ragione loro, siamo un po’ in ritardo. Ma siamo sicuri che non sia mai troppo tardi!E comunque, nel caso, siamo in netto anticipo sul prossimo scempio.

Costruiamo luoghi di Liberazione

Ci sono alcuni luoghi che fanno ricordare, altri che lasciano campo aperto all´immaginazione. Ci sono luoghi di pratica e altri che s´attraversano quasi non esistessero.E poi ci sono alcuni luoghi di cui inizio a sentire una necessità profonda. Dei luoghi nuovi. Dei luoghi altri.Ho bisogno di fisicità da ritrovare in quei luoghi dove anche la rete può tornare a vedere persone in carne ed ossa stringere nodi. Ho bisogno di un luogo che, senza paura, semplicemente liberi e, si liberi.Ma più di ogni altra cosa, la necessità di un luogo fisico cresce nella voglia di costruire una barricata alla passiva accettazione del presente.Problematizzare l´esistente è la nuova frontiera di questo presente. In questo tempo di omertà diffusa, chiedersi il perché delle cose che accadono è una pratica socialmente abbandonata. Magari rinchiusa dentro i rancori individuali e sfogata con esplosioni ad alta tensione personale. Ma socialmente nulla. Inesistente.Individualmente si respira l´aria asfissiante che col passare del tempo ti porta ad invidiare l´ignoranza e la complicità di chi non vede non sente e non parla.Ma per chi resta convinto che l´obbedienza e l´ignoranza non siano più delle virtù, resta la necessità di recuperare e ricercare l´Essere Umano.

C´è bisogno di un luogo che non abbia più nessuna verità da dire. Nemmeno una. Ma solo domande da generare. Domande che come un virus sociale si moltiplichino nella quotidianità delle vite che giorno dopo giorno accettano di riprodursi senza più spinta riflessiva.Domande in continua ricerca di una risposta e senza pretendere che da qualche parte debba per forza esistere una risposa ferma ad aspettarle.

Questi luoghi prendono forma fisica nei presidi permanenti della Val Susa contro il TAV e sopra la gru e le torri a Brescia e Milano. Dentro le rivolte braccianti di Rosarno e nelle case occupate che resistono agli sgomberi.Diamo un luogo di resistenza alla bassa. Opponiamo la fisicità utopica e rivoluzionaria di un presidio permanente a chi vuole costruire silenzio e miseria dandogli il nome di progresso.

Così che si possa scoprire che non esistono verità ma solo la capacità e la concretezza di domandarsi insieme che nome dare alla realtà che ci circonda."

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