lunedì 9 aprile 2012

COME IN FABBRICA COSI’ SUL TERRITORIO

PER UN NUVO PROGETTO POLITICO.

COME IN FABBRICA COSI’ SUL TERRITORIO
DARE LA PAROLA A

Dopo una  attenta riflessione mi accingo a dare il mio contributo per la costruzione di un nuovo soggetto politico, Lo faccio con il contributo di alcuni documenti della Cooperativa di Cultura Popolare Don Milani e di Don Cesare Sommaria che hanno  espresso i collettivi di cultura  popolare dell’i ntervento politico/sociale/ culturale sul territorio.  

QUAL’E’ L’ESSENZA, LA COSA ESSENZIALE DEL NOSTRO  MODO DI INTERVENIRE?.

Possono esserci vari modi di intervenire sulla realtà. Il nostro modo di intervenire ha una sua essenza, una cosa essenziale: essa può essere espressa in vari modi.
Rivedendo il materiale della cooperativa di Cultura Popolare Don Milani, ho pensato molto a come sia possibile esprimere l’essenza del nostro intervento.
Alcuni dicono che è il rapporto con il popolo, altri dicono che è una teoria della conoscenza, altri…

Penso che possa essere espressa cosi:

L’essenza del nostro modo di intervenire si può riassumere il una sola frase:

LA NON-DELEGA, ALLARGATA AL MASSIMO POSSIBILE,SIA A LIVELLO PERSONALE CHE A LIVELLO SOCIALE.

La non-delega non come valore, ma come modo di agire.

Questo era emerso chiaro nelle lotte operaie del 62’72’ ed aveva ricevuto la sua sconfitta storica maggiore nell’autunno a Torino/Fiat.

Nella azione questa non-delega
-      porta le avanguardie non a riunirsi in organizzazione che guida il popolo
-      ma porta le avanguardie ad entrare in rapporto col popolo affinché sempre più persone possono riunirsi,organizzarsi,nella conoscenza e nell’azione.

Quindi
  • non più: avanguardie-organizzazione-masse
  • ma: avanguardie-masse-organizzazione.

Questi termini li riprendo perché per noi sono una memoria storica, che lega il nostro modo di agire a quella che è stata chiamata SOGGETTIVITA’ OPERAIA ed al suo modo organizzato in fabbrica, che ha preso forma nel DELEGATO DI POPOLO ed in quello che erano i CONSIGLI DI FABBRICA come speranza di alcuni.

Nella mia immagine di sviluppo storico degli umani, io colloco questa essenza dicendo che devo lavorare affinché termini al più presto l’epoca in cui sembra che il progresso consista nel non “disturbare il manovratore”.
Dopo i lager, dopo Hiroshima, dopo Cernobyl è necessario por termine all’epoca del branco che si riunisce attorno ad un capo, ma occorre far nascere un’epoca in cui:
*ciascuno deve essere capace di osservare,pensare,decidere
*mettendo il suo contributo assieme a quello di altri, comunicando, agendo…
Ai “dopo” io aggiungerei un’altra fila lunghissima di fatti.
E’ finita l’epoca in cui l’essere padre/madre, figlio/figlia era necessario per il progresso della specie.
Facciamo finire l’epoca edipica.
Agiamo per un’epoca in cui appaia chiaro che non dobbiamo chiamare nessuno padre sulla terra, nessun maestro…
NESSUNO DIETRO AL TAVOLO: l’epoca della DEMOCRAZIA SOSTANZIALE.
Non sappiamo quante strade dovremo percorrere…

Queste cose mi sembra che possano esprimere l’essenza del nostro modo di intervenire.

ESSA E’ LEGATA – per quanto riguarda il territorio – a particolari condizioni di vita. Non a tutti è ancora possibile agire cosi.
Soprattutto per l’orario di lavoro. La riduzione dell’orario di lavoro/trasporto è una condizione importante per questa nuova qualità del vivere – dell’agire.

I FILONI di questa essenza li ho per ora sistemati per ordine cosi:
1. Il come arrivi alla conoscenza: teoria e metodo della conoscenza
2. La gradualità della crescita della persona umana
3. Il rapporto fra crescita personale ed azione sociale.
4. Il rapporto fra persone di diverso grado di crescita.

In questa relazione svilupperò solo l’indice del punto 1
Gli altri tre punti ve li invierò personalmente nei prossimo mesi.

Primo filone:
IL COME ARRIVI ALLA CONOSCENZA

  1. La molla per pormi questo problema è stata soprattutto la constatazione che i ragazzi ed i giovani con cui entravo in rapporto erano in generale degli esseri pieni di speranza, di buona volontà.
La successiva constatazione  che l’enorme maggioranza di essi finisce con il capitolare appena l’ingranaggio delle necessità economiche li fa suoi, li aliena.
Ogni discorso sociale non era sufficiente per strapparli a questo… o diventava moralistico o addirittura diventava giustificante…
Ed ho capito che a quel meccanismo uno non può sfuggire senza una ESERCITAZIONE PUNTIGLIOSA ED IMPLACABILE DELL’INTELLIGENZA.
Non potevo sopportare che il giovane diventando adulto fosse reso imbecille, vile, ipocrita (alienato) dalle istituzioni sociali in cui, crescendo, veniva a poco a poco incastrandosi.
E d’altra parte capivo che solo risolvendo il problema dell’adulto io potevo affrontare i giovani. Perché in realtà lo schema delle crisi giovanili è sempre identico: si ricostruisce ad ogni generazione.

  1. Ci è sembrato allora che l’elemento da mettere a fuoco fosse questo:
Le cose le conosciamo perché le leggiamo o le impariamo da uno che le ha studiate, oppure
Le cose le conosciamo perché siamo in condizioni di farci noi un’opinione diretta non attraverso la lettura ma attraverso lo studio della realtà direttamente?

QUAL’E’ IL METODO ATTRAVERSO CUI CI FACCIAMO QUESTA OPINIONE?

Ed è qui che abbiamo messo a fuoco una teoria della conoscenza ed un metodo della conoscenza: abbiamo dato origine a quella che abbiamo chiamato lo STRUMENTO DELLA OSSERVAZIONE SCIENTIFICA DELLA REALTA’ che è stato alla base delle scuole popolari.
Nelle scuole questo metodo non siamo riusciti quasi mai a svilupparlo completamente. Ora però, nei gruppi sul territorio , questo può segnare le tappe del loro cammino.

  1. IL METODO ha tre passaggi iniziali e fondamentali. Dopo di questi c’è il dire cosa si può fare, lo schierarsi, il progettare e programmare, l’agire. I tre passaggi iniziali sono questi:

primo passaggio: l’osservazione iniziale dei fenomeni che soffro, che vivo. E’ quella che abbiamo chiamato la descrizione dei FATTI. Distinguendo i fatti dalle idee.
Qui può avvenire anche una prima raccolta di dati, ma essa non è una raccolta statistica, bensì un qualcosa di empirico e di iniziale che mi permette di avere qualche dimensione del fenomeno di conoscenza scientifica.
In realtà la conoscenza scientifica è ben dopo e il ruolo della statistica è solo un ruolo di verifica.
Quanto sia difficile questo primo passaggio lo si può sempre constatare facendo descrivere ad una persona i suoi mali fisici. Essa difficilmente descriverà i sintomi, bensì dirà: “Ho la gastrite”, invece di descrivere realmente cosa soffre, sente, vive.

Secondo passaggio: lo scattare di un elemento intuitivo (che chiamiamo ipotesi)
che mi dice che le cose che ho osservato ed osservo hanno una loro causalità unificatrice che spiega il fenomeno che soffro, che vivo, che osservo.
Ed è qui che scatta la CONOSCENZA: nella comprensione di questo “complesso causale unificatore” che spiega il fenomeno. Il passaggio dalla esperienza fenomenologia alla conoscenza scientifica avviene appunto nella comprensione delle cause che danno origine ai fenomeni (ammesso che i fenomeni siano “causati da”).
E’ qui che avviene la gioia della conoscenza:
nel passaggio dalla percezione alla classificazione dei fenomeni secondo elementi causali che spiegano.
E’ un momento di gioia, una cosa nuova, una “apparizione”. Ricordo per esempio il pezzo del Jervis:”l’oppressione modifica la psicologia dell’oppresso”: quel pezzo, che classificava i vari comportamenti sotto un’unica causalità principale, dava a tutti una grande gioia di conoscenza.
“Si, è vero, è proprio cosi”.

Terzo passaggio: la verifica di questi elementi causali unificatori attraverso il processo di raccolta dati.
La raccolta dati sugli elementi così classificati permette la verifica dell’ipotesi o il suo annullamento.
Per esempio: se io faccio l’ipotesi che il reddito influisce molto sui consumi e sul tipo dei consumi, sulla scolarità e sul suo tipo, su… raccoglierò dati su questi elementi, li metterò in rapporto e verifico.
E’ qui che ci colloca veramente la statistica.

  1. In questo senso avevo detto che è importante oggi il passaggio dal pensiero
Percettivo e deduttivo al pensiero ipotetico.
In questi passaggi, la mente umana si sviluppa, diventa capace di PREVEDERE e perciò il progettare e programmare un serio intervento sulla realtà personale e sociale.
Se non avvengono questi passaggi molte cose nella vita vengono annullate, rese false, inutili e il lamento, la capitolazione preverrà su tante buone volontà e su tanti processi formativi giovanili.

Un’educazione che tenga conto di questo passaggio intellettivo, che deve avvenire in due fasi soprattutto
*dai 21 ai 26 anni nell’apprendimento
*dai 27 ai 35 anni nell’applicazione fino alla formazione di un pensiero globale, è
  Destinata ad essere molto monca.
Se questo passaggio conoscitivo non è accompagnato da tutte le altre parti educative e rimane solo o non si integra bene, porta alla pazzia, alla solitudine estrema, alla disperazione alla paralisi.
Ma se questo passaggio intellettivo manca, tutto il resto della formazione diventa fonte di ipocrisia, di disonestà intellettuale.

  1. Un’ultima nota.
Alcuni hanno detto che questa nostra metodologia assomiglia al VEDERE-GIUDICARE-AGIRE.
Si tratta di vedere cosa metto nelle parole.
Se nel vedere metto la statistica nel giudicare metto il giudizio etico, allora l’azione che ne deriva è molto diversa dalla nostra ed il metodo – a mio parere – è falso e nocivo.
Se invece nel vedere metto i tre passaggi detti sopra nel giudicare metto le varie proposte e lo  schierarmi con tutte le mie capacità anche etiche. Allora i tre verbi possono essere accolti.
In genere però, per quanto io conosco, chi usa quei tre verbi
-      nel vedere mette il racconto e la statistica
-      nel giudicare mette l’etica anziché la causalità… e allora… è ben diverso.

Luigi Brambillaschi (Melzo)
lbrambillaschi@libero.it



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